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In occasione della nostra rubrica dedicata alle professioniste e ai professionisti che guidano la transizione sostenibile in Italia, abbiamo avuto il piacere di intervistare Carolina Nizza, Head of Sustainability presso Statkraft Italia.

 

La scelta della sostenibilità

Claudia: Ciao Carolina, iniziamo dal tuo percorso: ci racconti qual è il tuo background e quali scelte, anche personali, ti hanno portata a lavorare nell’ambito della sostenibilità o comunque in un contesto orientato a generare valore positivo?

Carolina: il mio percorso verso la sostenibilità ha fatto un giro ampio. Mi sono laureata in filosofia, politica ed economia alla London School of Economics, con il sogno di diventare giornalista. Ero affascinata dalla geopolitica internazionale, ma soprattutto dal comprendere le dinamiche che danno forma agli eventi globali.

Frame 1 Poi però la vita ha fatto il suo, e mi sono ritrovata nel settore privato, dove ho scoperto uno spazio altrettanto interessante: l’incontro tra il pubblico e privato, confrontandomi con l’impatto del business su quelle stesse dinamiche. Ho iniziato a viverlo dall’interno, e mi divertiva pensare di poterci interagire.

Per alcuni anni mi sono occupata di relazioni istituzionali in Pirelli tra Italia, Cina, Brasile e Turchia, un’opportunità unica per la mia età. Ho imparato molto sulla comunicazione d’impresa, l’advocacy e ho iniziato a osservare da vicino il tema della sostenibilità.

Poi, proprio quando stavano emergendo i movimenti per il clima come i Fridays for Future di Greta Thunberg e si annunciava il “Fit for 55” dell’allora commissario europeo Timmermans, pacchetto precursore del Green Deal, sono entrata in Snam, azienda di infrastrutture energetiche che in quel periodo stava cambiando pelle con l’ambizione di costruire una rete a prova di futuro.

Così mi sono immersa nel pieno della transizione energetica, e ho iniziato a lavorare con la sostenibilità non solo in termini di obbligo di rendicontazione, ma come leva di trasformazione del business e del purpose aziendale. Ho seguito progetti in cui ho creduto profondamente, e che mi hanno aiutata a sviluppare le competenze per muovermi in questo ambito con coraggio.

Oggi, in Statkraft, il primo produttore di rinnovabili in Europa, la sfida è proprio questa: dimostrare che essere sostenibili non è solo un tema di cosa si fa, ma soprattutto di come lo si fa, per generare valore positivo nel tempo. Ed è questa la parte che secondo me rende questa sfida così bella.

 

Sostenibilità: un modo migliore di fare le cose

Claudia: C’è stato un momento “di svolta” o un’esperienza che ti ha fatto dire: questa è la direzione giusta?

Carolina: Non so se è stato un momento preciso. In realtà ci sono stati anche tanti momenti in cui era più facile perdersi d’animo, perché era difficile, perché la sostenibilità non aveva e forse non ha ancora un percorso preciso e ben definito, perché la parola ormai viene utilizzata troppo e ripetutamente ed è difficile rimanere ancorati a ciò che davvero rappresenta. 

Però c’è sempre stata una voce costante in me, a cui dare il nome di intuito, che mi ha spinta a pensare che alla fine questa fosse la direzione giusta. Mi ricordo, a un certo punto, dopo aver lavorato a lungo su entrambi gli ambiti, fui messa davanti alla scelta tra comunicazione e sostenibilità, e nonostante il mio amore per la prima e tanti dubbi, rimasi decisa di dover assolutamente intraprendere il percorso della seconda, almeno per toccarla con mano e impararne di più.

Credo che a un certo punto le strade di queste due anime si ricongiungano inevitabilmente, perché la sostenibilità è anche una questione di racconto, di engagement e di come far muovere le persone nella sua direzione, “minds and hearts”.

Ma in ogni caso, per rispondere alla domanda, la sostenibilità per come la penso è stata per me una vocazione più che un punto di svolta: un desiderio costante di contribuire a costruire qualcosa di più.

 

Claudia: Oggi si parla tantissimo di sostenibilità, spesso in modo un po’ generico. Se dovessi definirla con parole tue, che cosa significa davvero, e che cosa non è?

Carolina: Come dicevo prima, per me la sostenibilità è un modo diverso, e, mi auguro, migliore, di fare le cose. È un termine che nasce in economia e che, nella sua natura più pura, chiede di creare valore che duri nel tempo. Per decenni però è stato interpretato in chiave “friedmaniana”: massimizzare i profitti e i ritorni per gli azionisti, spesso a scapito di tutto il resto. Oggi invece dovremmo leggerlo dentro un modello davvero multistakeholder. Solo così la sostenibilità diventa il vettore di una crescita che genera impatti positivi per tutti: sì, profitti, ma anche benessere per chi lavora nelle aziende e per le loro famiglie, valore per le comunità in cui si opera, tutela per il Pianeta e responsabilità verso le generazioni future. In fondo, si tratta di fare le cose in modo che proteggano tutti, anche chi deve ancora arrivare.

 

Il ruolo strategico in Statkraft

Claudia: Venendo al tuo ruolo in Statkraft: quali sono i tuoi obiettivi principali oggi?

Carolina: In Statkraft partiamo da una buonissima base: siamo un’azienda con un fortissimo valore etico, tanta inclusività e un profondo rispetto per le persone. La nostra CEO è una donna, e questa è una cosa che mi riempie di orgoglio, soprattutto nel nostro settore. La vera sfida oggi è trasformare non solo che cosa facciamo, ma come lo facciamo. Stiamo lavorando per integrare la sostenibilità in tutti i nostri processi, cambiando il mindset culturale e promuovendo un approccio in cui la sostenibilità diventi responsabilità condivisa da tutti.

In Italia, nei territori in cui sviluppiamo i nostri progetti, vogliamo sfidare lo status quo: progettare impianti che creino valore reale, dimostrare che si può lavorare insieme alle comunità e cambiare il paradigma.

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Claudia: Come descriveresti l’impatto che volete generare, su chi ricade e come lo misurate (o come capite che state andando nella direzione giusta)?

Carolina: Oltre all’impatto ambientale e alla tutela delle nostre persone, dedichiamo grandissima attenzione alla promozione di una just transition, uno dei quattro pilastri centrali della nostra strategia di sostenibilità. Portare avanti una transizione “giusta” significa fare un passo in più nei territori: coinvolgerli, sensibilizzarli sull’importanza di essere parte attiva della transizione energetica, e dare loro strumenti per diventarne protagonisti. In questi giorni stiamo lavorando a un paper per capire quali forme di opere compensative, quelle previste dalla normativa nella costruzione degli impianti, generino davvero il maggior impatto positivo. In altre parole, quali siano le più “giuste” per i territori.

Ma alla base c’è una cosa semplice e fondamentale: comprenderli, dialogare, ascoltare, andare incontro a bisogni reali di persone reali.
La misurazione, secondo me, è importante ma secondaria. Finché non avremo metodologie condivise e strumenti robusti per quantificare l’impatto, e so che ci stiamo lavorando tutti, ciò che conta davvero è poter vedere, toccare con mano gli effetti sulle comunità. È una questione di coscienza, prima ancora che di numeri.

 

 Il valore della collaborazione con Green Future Project

Claudia: Se dovessi descrivere la collaborazione con Green Future Project, come la racconteresti? Qual è il valore che questa collaborazione ha portato in Statkraft?

Carolina: Green Future Project ci ha aiutati a realizzare molto di questo potenziale. Attraverso la ESG Academy abbiamo lanciato la nostra Sustainability Challenge interna: un percorso rivolto ai nostri dipendenti che, declinato su dodici moduli, suddivisi in sette corsi core e cinque approfondimenti, erogati nel corso di sei mesi, ha permesso di rendere tutti partecipi nel comprendere meglio alcuni dei tanti temi che compongono il mondo della sostenibilità.

Dall’evoluzione del concetto di sostenibilità e ESG e del suo contesto normativo, ai percorsi di decarbonizzazione, tutela delle risorse naturali e calcolo delle emissioni, fino ad arrivare a riflettere su come anche noi possiamo fare la nostra parte in questo viaggio, abbiamo cercato di rendere tutti partecipi di questo percorso, nello spirito di uno dei principali valori di Statkraft: “We grow together”.

Inoltre, grazie ai vostri progetti di rigenerazione, abbiamo contribuito all’ecosistema di territori dove siamo già attivi con lo sviluppo dei nostri progetti, Puglia e Sardegna, a cui teniamo molto. Qui abbiamo deciso di impegnarci a piantare un albero per ogni nostro dipendente, anche come gesto di riconoscenza verso chi si è impegnato a intraprendere questo percorso didattico.

Nell’insieme una collaborazione sinergica unita da uno stesso obiettivo, e che spero continui e si rafforzi nel tempo.

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Claudia:
In questo percorso con GFP avete scelto la ESG Academy: cosa vi ha portato a puntare su una piattaforma formativa per i dipendenti e quale bisogno volevate soddisfare?

Carolina: L’esigenza era di rafforzare la comprensione, la responsabilizzazione e l’ownership condivisa. L’Academy ci ha permesso, in modo giocoso, di lanciare una sfida interna capace di generare engagement e interesse, oltre che favorire la comprensione di temi a volte molto distanti dal lavoro quotidiano, coinvolgendo in modo attivo tutte le nostre persone.

 

Sfide e opportunità per i prossimi anni

Claudia: Se pensi ai prossimi anni, qual è il segnale più incoraggiante che vedi nella sostenibilità, e qual è, invece, la sfida più grande?

Carolina: Credo che oggi il mondo stia attraversando una fase particolarmente complessa. Tra sfide geopolitiche, conflitti, incertezze, ideologie reazionarie e il rapido avanzare di tecnologie dirompenti, viviamo un travolgimento che può facilmente generare paura e paralisi.

Eppure mi considero una “stubborn optimist”, un’ottimista testarda. Sono convinta che, se riusciremo a spostare la sostenibilità dal piano degli adempimenti a quello delle opportunità, liberandone davvero il suo potenziale, potrà diventare una colla, un tessuto connettivo capace di unire, trasformare e armonizzare.

In quel caso potrebbe addirittura rivelarsi uno strumento prezioso per affrontare le sfide di oggi, stimolando lo slancio necessario per ripensare come facciamo le cose e come costruiamo il nostro futuro.

 

Claudia: Chiuderei con una domanda più personale: che consiglio daresti a chi vuole iniziare a lavorare nel mondo della sostenibilità, o a chi già ci lavora, per mantenere fiducia e motivazione?

Carolina: Non avere mai paura di osare. Osservate come si creano le cose, imparate a muovervi all’interno, abbiate sempre rispetto del prossimo e del contesto in cui vi trovate, e intanto fatevi tante domande, sempre. Chiedetevi costantemente, in ciò che vi circonda, cosa funziona e cosa si potrebbe migliorare. Cosa tenere e cosa cambiare. E poi quando avrete capito davvero come potete fare la differenza, non abbiate mai timore di far sentire la vostra voce.

 

L’intervista con Carolina Nizza è un invito a riportare la sostenibilità al suo significato più autentico: un modo diverso di fare le cose, capace di creare valore nel tempo e nei territori. Dalla formazione interna alla relazione con le comunità locali, emerge una direzione chiara: la transizione è davvero “giusta” solo se è condivisa.

 

 

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Case Study