In questo articolo approfondiremo:
Le zone umide sono tra gli ecosistemi più preziosi - e più minacciati - del pianeta. Secondo i dati ISPRA, in Italia hanno perso quasi la metà della loro estensione negli ultimi 50 anni. Eppure, gli ecosistemi umidi costieri possono svolgere un ruolo importante nella mitigazione climatica grazie alla loro capacità di catturare e immagazzinare carbonio nella vegetazione e nei sedimenti. È proprio su questa capacità che si basa il concetto di blue carbon.
Green Future Project sta sviluppando i primi due progetti di conservazione delle zone umide italiane finalizzati alla generazione di crediti di carbonio da blue carbon: Valle Noghera, in Friuli Venezia Giulia, e Valle A.M.A., nella laguna di Venezia. Due iniziative che uniscono tutela ambientale, vallicoltura tradizionale e rigore metodologico secondo standard internazionali.
Se lavori nel mondo degli investimenti sostenibili e stai valutando carbon credit da inserire nella tua strategia climatica, questi due progetti meritano attenzione: non solo per il beneficio climatico, ma per la loro unicità nel panorama italiano.
Secondo la Convenzione di Ramsar, le zone umide comprendono paludi, torbiere, lagune e bacini d'acqua dolce, salmastra o salata. Non sono semplici distese d'acqua: sono infrastrutture ecologiche che svolgono almeno quattro funzioni fondamentali:
Il legame tra zone umide e cambiamento climatico è diretto: questi ecosistemi catturano CO₂ e immagazzinano carbonio nella vegetazione e, soprattutto, nei sedimenti, dove può rimanere conservato per molto tempo. È così che le zone umide possono contribuire alla mitigazione del cambiamento climatico, insieme ad altri importanti ecosistemi come foreste e suoli agricoli. Eppure, nonostante il loro potenziale, le zone umide sono ancora poco presenti nelle strategie climatiche di aziende e investitori, soprattutto rispetto ad altre soluzioni nature-based più conosciute.
Il blue carbon è il carbonio catturato e stoccato dagli ecosistemi marini e costieri - mangrovie, lagune, paludi salmastre, praterie di fanerogame - nella vegetazione, nei suoli e nei sedimenti, dove può rimanere intrappolato per periodi molto più lunghi rispetto a quanto avviene in molti ecosistemi terrestri.
Nel mercato volontario dei crediti di carbonio, il blue carbon rimane ancora un segmento di nicchia. I progetti di questo tipo rappresentano una quota limitata del mercato globale, anche per la complessità scientifica, metodologica e di monitoraggio (MRV) che richiedono. Questo si traduce in un'offerta ancora limitata di progetti blue carbon certificati e in un premio di prezzo rispetto ad altre tipologie di crediti di carbonio nature-based. Allo stesso tempo, la complessità dei progetti blue carbon rende particolarmente importante una due diligence approfondita da parte degli acquirenti, per valutarne solidità metodologica, qualità e impatti effettivi.
È in questo contesto che si inseriscono i progetti blue carbon italiani sviluppati da GFP.
L'Italia ospita 63 zone umide di importanza internazionale riconosciute dalla Convenzione di Ramsar, per una superficie complessiva di circa 81.091 ettari. Un patrimonio ecologico che condivide dinamiche e quadri di gestione comparabili - condizione che rende possibile, in prospettiva, estendere a nuovi siti lagunari lo stesso approccio metodologico.
Per chi vuole acquistare crediti di carbonio italiani, questo significa due cose:
I due progetti blue carbon pilota di GFP rappresentano oggi il punto di partenza di questo percorso.
Negli anni la valle ha subito erosione, subsidenza, eutrofizzazione e degrado idraulico, con impatti diretti sulla produzione ittica tradizionale. Il progetto, avviato dall'Azienda Basso Anna e sviluppato da Green Future Project con il supporto tecnico-scientifico della Fondazione MedSea e di Carbon Credits Consulting (CCC), punta a preservare le pratiche storiche di acquacoltura estensiva rafforzando al contempo la capacità della valle di sequestrare carbonio, in collaborazione con ARPA FVG per il monitoraggio ambientale.
Prima del 1984 la valle presentava criticità strutturali: erosione di argini e canali, accumulo di nutrienti e inquinanti, pressione dei predatori, infrastrutture obsolete e perdita di barene. Dal 2015 è attivo un programma di riqualificazione e monitoraggio che ha permesso di impostare una gestione basata sulla vallicoltura sostenibile, in coerenza con il Programma di Gestione e Conservazione delle Zone Umide (PZU n. GFP-001).
Entrambi i progetti seguono un impianto metodologico comune, pensato per garantire rigore e comparabilità dei risultati
La quantificazione è accompagnata da un sistema di monitoraggio dei parametri ambientali e climatici, necessario per misurare nel tempo le performance dei progetti. Il percorso prevede inoltre validazione e verifica indipendente secondo i requisiti applicabili, passaggi fondamentali per garantire l’integrità dei risultati climatici e arrivare all’emissione dei crediti di carbonio.
Valle Noghera e Valle A.M.A. stanno completando il percorso previsto per arrivare all’emissione dei carbon credit. In questa fase, le organizzazioni interessate possono entrare in contatto con GFP e CCC per approfondire le caratteristiche dei progetti, le tempistiche previste e le possibili modalità di coinvolgimento.
Per un'organizzazione che sta costruendo un portfolio di carbon credit, questi due progetti offrono elementi difficili da trovare altrove sul mercato italiano:
Il blue carbon è la CO₂ catturata e stoccata dagli ecosistemi costieri come lagune, paludi salmastre e praterie marine. Contribuisce alla mitigazione del cambiamento climatico immagazzinando carbonio nei sedimenti per periodi molto lunghi, con un potenziale ancora poco sfruttato rispetto ad altre soluzioni nature-based.
Valle Noghera è stata avviata dall'Azienda Basso Anna, storicamente impegnata nell'acquacoltura estensiva nell'area. Valle A.M.A. (Azienda Marina Averto) fa riferimento all'omonima realtà attiva nella vallicoltura veneziana. In entrambi i casi il progetto è stato sviluppato da Green Future Project, con il supporto tecnico-scientifico della Fondazione MedSea e di Carbon Credits Consulting.
Entrambi sono progetti CDR – Blue Carbon, sviluppati nell'ambito dello standard International Carbon Registry (ICR) e utilizzano la metodologia ISO 14064-2, insieme alle Linee Guida IPCC applicabili alla contabilizzazione dei gas serra nelle zone umide.
Il percorso prevede inoltre validazione e verifica da parte di VVB indipendenti, affinché i risultati climatici siano misurati, documentati e verificati prima dell'emissione dei relativi crediti di carbonio.
Sì, i crediti di carbonio generati da progetti blue carbon certificati possono essere integrati nella strategia climatica di un'organizzazione che misura le proprie emissioni secondo standard riconosciuti, come la ISO 14064-1 per la carbon footprint aziendale o il GHG Protocol. È importante ricordare che l'acquisto di carbon credit non costituisce una neutralizzazione delle emissioni: rappresenta un contributo a un progetto climatico verificato, da affiancare a un percorso di riduzione delle proprie emissioni.
I crediti di carbonio di Valle Noghera e Valle A.M.A. non sono ancora stati emessi: i progetti si trovano nella fase di sviluppo e validazione. I volumi effettivi di carbon credit saranno definiti al termine del processo di verifica. Le organizzazioni interessate possono contattare GFP per essere coinvolte fin dalle fasi iniziali e ricevere aggiornamenti su tempistiche e disponibilità.
Oltre allo standard di certificazione, è importante valutare la tipologia di credito (rimozione o riduzione), l'addizionalità, la solidità della quantificazione, la permanenza nel tempo e i co-benefici ambientali e sociali del progetto. Abbiamo approfondito questi criteri nell'articolo Come scegliere carbon credit certificati.
Vuoi saperne di più su Valle Noghera e Valle A.M.A. e capire come la tua organizzazione può essere coinvolta in questi due progetti di blue carbon?
Scrivici a info@greenfutureproject.com per una conversazione con il team di Green Future Project.