Cosa valutare oltre la certificazione
Scegliere crediti di carbonio certificati può sembrare semplice: individuare un progetto, verificare lo standard e confrontare il prezzo per tonnellata di CO₂ equivalente.
In realtà, non tutti i carbon credits sono uguali.
Dietro ogni credito c'è un progetto diverso, con una propria metodologia, un territorio, uno scenario di riferimento e risultati che possono variare significativamente in termini di impatto climatico, ambientale e sociale.
La certificazione rappresenta un punto di partenza fondamentale. Ma scegliere carbon credits di qualità significa andare oltre il nome dello standard e capire cosa ha realmente generato quella tonnellata di CO₂, come è stata quantificata e quale impatto produce nel tempo.
Prima di scegliere un carbon credit, definire l'obiettivo
La scelta non dovrebbe iniziare dal progetto, ma dalla propria strategia climatica.
Qual è l'obiettivo dell'organizzazione? Quale ruolo avranno i carbon credits all'interno della strategia? Quali tipologie di progetto sono maggiormente coerenti con i propri valori, attività e stakeholder?
Un'azienda può, ad esempio, privilegiare soluzioni nature-based che contribuiscono alla conservazione o al ripristino degli ecosistemi. Un'altra può cercare progetti con una forte componente sociale. Un'altra ancora può scegliere di combinare approcci differenti all'interno dello stesso portfolio.
Anche la geografia può avere un ruolo: alcune organizzazioni possono voler sostenere progetti vicini alle proprie attività o alla propria supply chain, mentre altre possono privilegiare territori particolarmente vulnerabili al cambiamento climatico.
Prima di costruire un portfolio di carbon credits è quindi fondamentale definire quale tipo di impatto si vuole sostenere e perché.
Capire che tipo di carbon credit si sta acquistando
Un carbon credit rappresenta una tonnellata di CO₂ equivalente ridotta, evitata o rimossa dall'atmosfera. Ma il modo in cui questo risultato viene raggiunto può essere molto diverso.
Una prima distinzione importante è quella tra carbon removals ed emission reductions/avoidance.
Carbon removals
I carbon removals derivano da attività che rimuovono CO₂ già presente nell'atmosfera. Un progetto ARR (Afforestation, Reforestation and Revegetation), ad esempio, può generare rimozioni attraverso la crescita della vegetazione e il conseguente assorbimento e stoccaggio di CO₂.
Progetto di riforestazione Fazenda Boa Vista, Brasile
Emission reductions or avoidance
Le emission reductions/avoidance, invece, derivano da attività che riducono o evitano emissioni rispetto a uno scenario di riferimento. Un progetto REDD+, ad esempio, può generare crediti evitando le emissioni associate alla deforestazione o alla degradazione forestale che si sarebbero verificate in assenza del progetto.
Progetto di conservazione forestale REDD+ Selva de Urundel, Argentina
Esistono poi molte altre soluzioni: improved forest management, carbon farming, clean water, cookstoves, renewable energy, biochar e tecnologie di rimozione come DACCS o BECCS.
Una tipologia non è automaticamente migliore dell’altra. Tecnologie e metodologie differenti rispondono a esigenze diverse e presentano caratteristiche, costi, rischi e potenziali benefici differenti.
La domanda da porsi è quindi: il credito deriva da una rimozione o da una riduzione delle emissioni, e attraverso quale attività è stato generato?
Controllare lo Standard di certificazione e l’integrità del credito
Uno dei primi elementi da verificare è che il progetto segua uno Standard internazionale riconosciuto, con requisiti definiti per la quantificazione, il monitoraggio, il reporting e la verifica dell'impatto.
Nel mercato volontario del carbonio, Standard e programmi di certificazione riconosciuti rappresentano un riferimento fondamentale per garantire trasparenza, tracciabilità e rigore nella quantificazione dell'impatto climatico. Tra i principali framework utilizzati a livello internazionale troviamo, ad esempio, il Verified Carbon Standard (VCS) di Verra, Gold Standard e International Carbon Registry (ICR).
Questi framework definiscono requisiti e metodologie per lo sviluppo dei progetti e la quantificazione delle riduzioni o rimozioni generate, prevedendo processi di monitoraggio, validazione e verifica indipendente.
La certificazione rappresenta quindi un primo elemento fondamentale nella selezione di un carbon credit. Ma non è sufficiente, da sola, a determinarne la qualità.
Due progetti certificati possono infatti presentare caratteristiche e profili di rischio molto diversi. Per questo è importante guardare oltre il nome dello Standard e valutare anche la metodologia applicata, l'addizionalità, la solidità della quantificazione, la permanenza, quando rilevante, e le caratteristiche specifiche del progetto.
Vuoi approfondire come funzionano standard, registri e processi di certificazione dei carbon credits? Il 9 settembre ne parleremo insieme a Carbon Credits Consulting nel webinar dedicato al mercato italiano dei crediti di carbonio.
Additionality: l'impatto sarebbe avvenuto comunque?
Un progetto deve dimostrare, secondo i criteri e la metodologia applicabili, che il beneficio climatico attribuito all'intervento è addizionale rispetto a ciò che sarebbe avvenuto in sua assenza.
Pensiamo a un progetto di riforestazione. Se la stessa area sarebbe stata riforestata comunque, indipendentemente dall'intervento, attribuire tutte quelle rimozioni al progetto potrebbe portare a sovrastimarne l'impatto.
L'addizionalità serve quindi a rispondere a una domanda fondamentale: il progetto ha generato un beneficio climatico che, senza il suo intervento, non si sarebbe verificato?
Permanence: quanto è solido l'impatto nel tempo?
Per alcune tipologie di progetto, in particolare quelle nature-based, bisogna considerare anche cosa potrebbe accadere dopo che il carbonio è stato rimosso o protetto.
Una foresta può immagazzinare carbonio, ma incendi, siccità, malattie, eventi climatici estremi o cambiamenti nella gestione del territorio possono provocarne il rilascio futuro.
È quello che viene definito rischio di reversal.
La permanenza riguarda quindi la capacità di mantenere nel tempo il beneficio climatico generato dal progetto. Gli standard prevedono requisiti e meccanismi specifici per identificare, valutare e gestire questi rischi.
Nel VCS, ad esempio, i progetti AFOLU (Agriculture, Forestry and Other Land Use) sono soggetti a requisiti specifici per affrontare il rischio di non permanenza.
Per chi acquista carbon credits, questo significa andare oltre la domanda “quante tonnellate sono state generate?” e chiedersi anche “quanto è robusto questo risultato nel tempo?”
Guardare oltre il carbonio
La qualità climatica rimane fondamentale, ma l'impatto di un progetto può andare oltre la tonnellata di CO₂ equivalente.
Un progetto forestale può contribuire alla conservazione della biodiversità, al recupero di habitat o al ripristino di terreni degradati. Un progetto community-based può contribuire all'accesso all'acqua, alla salute o alla creazione di opportunità economiche per le comunità locali. Il ripristino delle zone umide può invece contribuire al recupero di ecosistemi particolarmente importanti per la biodiversità e la regolazione delle risorse idriche.
Sono i cosiddetti co-benefici: risultati ambientali o sociali che accompagnano l'impatto climatico principale del progetto. Scegliere carbon credits certificati significa, in ultima analisi, comprendere cosa c'è dietro ogni credito.
Come si traduce tutto questo in un progetto reale? Durante il webinar del 9 settembre presenteremo due casi concreti di sviluppo di progetti carbon in zone umide italiane: Valle Noghera e Valle A.M.A.
Diversificare il portfolio
Scegliere carbon credits di qualità non significa necessariamente individuare un unico progetto “perfetto”.
Tipologie di progetto, metodologie e geografie differenti presentano caratteristiche e profili di rischio diversi. Per questo un'organizzazione può scegliere di costruire un portfolio diversificato di carbon credits.
Ad esempio, un portfolio può combinare emission reductions e carbon removals, oppure progetti nature-based e community-based, distribuendo l'investimento tra metodologie e territori differenti. La diversificazione può aiutare a costruire una strategia più coerente con gli obiettivi dell'organizzazione e a distribuire l'esposizione tra diverse tipologie di soluzione.
Key Takeaways:
- Partire dagli obiettivi climatici: la selezione dei carbon credits dovrebbe essere coerente con la strategia, le priorità e il tipo di impatto che l'organizzazione intende sostenere.
- Comprendere la tipologia di credito: distinguere tra carbon removals ed emission reductions/avoidance e comprendere attraverso quali attività viene generato il beneficio climatico.
- Valutare Standard e integrità climatica: la certificazione secondo uno Standard riconosciuto rappresenta un punto di partenza fondamentale. È altrettanto importante considerare addizionalità, quantificazione, monitoraggio e verifica, insieme ai rischi specifici del progetto, come permanence, reversal o leakage, quando applicabili.
- Considerare l'impatto oltre il carbonio: biodiversità, ripristino degli ecosistemi, resilienza del territorio e benefici per le comunità possono contribuire al valore complessivo del progetto, senza sostituirne la necessaria integrità climatica.
- Valutare la diversificazione del portfolio: combinare tipologie di progetto, metodologie e geografie differenti può contribuire a costruire un portfolio più coerente con gli obiettivi dell'organizzazione e a diversificare l'esposizione tra diverse soluzioni climatiche.
- Guardare oltre il prezzo per tonnellata: Una scelta consapevole richiede di valutare come il credito è stato generato, la qualità del progetto e quale azione climatica si sceglie di sostenere.
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Questo articolo è stato realizzato in collaborazione con Carbon Credits Consulting.
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