Mentre molti di noi erano in ferie, l’estate 2026 mostrava con sempre maggiore evidenza cosa significa vivere in un clima che cambia.
Secondo il WWF, in Europa sono già bruciati circa 435.000 ettari, 100.000 in più rispetto allo stesso periodo del 2025, fino ad allora l’anno peggiore degli ultimi vent’anni. Solo in Spagna sono andati in fumo 219.000 ettari, in Francia 91.000 e in Italia 70.000, con decine di vittime e oltre 300.000 persone costrette a lasciare le proprie case. E se quasi tutti gli incendi hanno origine umana, il WWF sottolinea come siano il caldo estremo e la siccità, aggravati dal cambiamento climatico, a creare le condizioni perché le fiamme diventino sempre più difficili da controllare.
Ma gli incendi sono solo una parte di ciò che abbiamo visto. A fine agosto, violenti temporali hanno colpito Cremona e altre province lombarde, causando danni e disagi sul territorio. Nello stesso periodo, in Inghilterra sono state emesse oltre 40 allerte per alluvioni in un solo giorno, nonostante il 71% del territorio fosse ancora classificato in condizioni di siccità. E nella regione himalayana al confine tra Nepal e Tibet, una grave alluvione improvvisa ha colpito comunità e infrastrutture, evidenziando ancora una volta la vulnerabilità delle regioni montane di fronte agli eventi estremi.
Incendi, siccità, temporali, alluvioni. Eventi diversi, in luoghi diversi, ma con un elemento in comune: le conseguenze non riguardano soltanto l’ambiente, ma sempre più le persone. Per questo, la crisi climatica non è più un rischio futuro. È già qui, ed è già una crisi umanitaria.

Nepal prima e dopo l’alluvione del 26 agosto 2026. Fonte: Copernicus Sentinel-2
Fonte: Copernicus Sentinel (2026), elaborati da ESA
La crisi climatica invisibile nelle comunità vulnerabili
Ma la crisi climatica non si esaurisce nei titoli dei giornali. Per milioni di persone comincia molto prima e in modo molto meno visibile: quando la stagione delle piogge arriva sempre più tardi, i pozzi si prosciugano e l'accesso all'acqua diventa sempre più difficile.
Mentre incendi, alluvioni e altri eventi estremi attirano l’attenzione internazionale, in molte comunità rurali dell’Africa orientale gli effetti del cambiamento climatico si sviluppano lentamente, lontano dai riflettori. Non ci sono necessariamente evacuazioni o immagini di distruzione, ma conseguenze che incidono profondamente sulla vita quotidiana.
Il cambiamento climatico, infatti, non si misura solo con grafici e dati scientifici. Si riflette nella vita di chi deve percorrere distanze sempre maggiori per raggiungere una fonte d’acqua, dei bambini che rinunciano alla scuola per aiutare le proprie famiglie e delle comunità che vedono diventare sempre più difficile l’accesso a risorse essenziali.
È qui che la crisi climatica assume anche una dimensione umanitaria: i suoi effetti si estendono alla salute, all’istruzione, alla sicurezza alimentare e alle opportunità economiche. Non a caso, la Giornata Mondiale dell'Umanitario ci ricorda quanto sia importante non limitarsi a rispondere alle emergenze, ma lavorare anche sulla prevenzione e sulla capacità delle comunità di affrontare crisi future.
In questo percorso, proteggere e ripristinare gli ecosistemi può svolgere un ruolo fondamentale: significa preservare risorse naturali essenziali e contribuire a creare condizioni che rendano le comunità meno vulnerabili agli impatti di un clima che cambia.

Comunità locale nella contea di Tana River, Kenya.
Foto: Green Future Project.
Perché il cambiamento climatico è un'emergenza umanitaria
Per molto tempo, il cambiamento climatico è stato considerato un problema esclusivamente ambientale. Tuttavia, oggi sappiamo che le sue conseguenze vanno molto oltre.
Il Panel intergovernativo sul cambiamento climatico (IPCC) descrive il cambiamento climatico come un "moltiplicatore di rischio". Ciò significa che non crea povertà, disuguaglianza o conflitti da sola, ma aggrava le vulnerabilità esistenti e riduce la capacità delle comunità di riprendersi da ogni nuova crisi.
Le conseguenze sono già visibili in tutto il mondo. Secondo l' Internal Displacement Monitoring Centre (IDMC), nel 2023 sono stati registrati 26,4 milioni di nuovi spostamenti interni causati da disastri, la maggior parte dei quali associati a eventi meteorologici estremi come inondazioni, tempeste o incendi boschivi. Dietro questa figura ci sono famiglie che hanno perso le loro case, agricoltori che hanno smesso di coltivare la loro terra e comunità costrette a ricostruire la propria vita più e più volte.
A questi impatti si aggiunge una crescente pressione sui sistemi alimentari. L'aumento delle temperature, le piogge irregolari e il degrado del suolo riducono la produttività agricola e ostacolano l'accesso all'acqua potabile, specialmente in regioni come l'Africa orientale dove le persone dipendono direttamente dalle risorse naturali per sopravvivere. In molti casi, il cambiamento climatico non crea nuove disuguaglianze, ma intensifica quelle esistenti.
Ecosistemi sani e comunità resilienti
Spesso pensiamo alle foreste, alle zone umide o ai bacini idrografici solo per il loro valore ecologico. Tuttavia, svolgono una funzione molto più ampia: agiscono come un'infrastruttura naturale che protegge le persone.
Gli ecosistemi sani regolano il ciclo dell'acqua, riducono l'erosione del suolo, proteggono le inondazioni, mantengono la fertilità del suolo e aiutano a stabilizzare le condizioni climatiche locali.
Questi benefici, noti come servizi ecosistemici, sostengono la vita e l'attività economica di milioni di persone. Quando gli ecosistemi vengono degradati, anche le comunità diventano più vulnerabili.
Progetti basati sulla natura e sulle comunità per rafforzare la resilienza climatica
In questo contesto, ridurre la vulnerabilità ai cambiamenti climatici significa intervenire sia sugli ecosistemi sia sulle persone. Per questo motivo, le soluzioni più efficaci combinano la tutela dell’ambiente con azioni che rafforzano la resilienza delle comunità.
In Green Future Project sviluppiamo Nature-Based Solutions, progetti che ripristinano e conservano gli ecosistemi per catturare carbonio, proteggere la biodiversità e rafforzare i servizi ecosistemici da cui dipendono milioni di persone.
Allo stesso tempo, promuoviamo Community-Based Solutions, progetti che portano l’azione climatica direttamente alle persone che ne vivono gli effetti ogni giorno. Iniziative come l’accesso all’acqua potabile sicura o la distribuzione di stufe migliorate riducono le emissioni, migliorano la salute, diminuiscono la pressione sulle risorse naturali e rafforzano la qualità della vita delle comunità.
Attraverso il Mercato Volontario del Carbonio, sia i progetti basati sulla natura sia quelli basati sulle comunità possono misurare, verificare e certificare il proprio impatto climatico, trasformandolo in crediti di carbonio che consentono di attrarre finanziamenti, ampliare la portata dei progetti e generare benefici ambientali e sociali duraturi.
Perché costruire resilienza climatica significa proteggere gli ecosistemi, ma anche garantire alle persone le risorse e le opportunità necessarie per adattarsi a un clima in continuo cambiamento.

Attività di riforestazione delle mangrovie con il coinvolgimento della comunità locale a Marovolavo, Madagascar.
Foto: Eden Reforestation Projects.
FAQ
Cos'è la resilienza climatica?
La resilienza climatica è la capacità di persone, comunità ed ecosistemi di prepararsi agli impatti del cambiamento climatico, adattarsi alle nuove condizioni e riprendersi dagli eventi estremi. Il cui permette di ridurre la vulnerabilità a rischi come siccità, alluvioni, temperature estreme e scarsità d’acqua, proteggendo allo stesso tempo gli ecosistemi e le risorse naturali da cui dipendono le comunità.
Cos'è la riduzione del rischio di catastrofi?
La riduzione del rischio di catastrofi (Disaster Risk Reduction, DRR) comprende strategie e interventi volti a prevenire nuovi rischi, ridurre quelli esistenti e limitare gli impatti degli eventi estremi sulle persone, sulle comunità e sugli ecosistemi. Nel contesto del cambiamento climatico, include azioni come la protezione e il ripristino degli ecosistemi, la gestione sostenibile delle risorse naturali e il rafforzamento della resilienza delle comunità più vulnerabili.
Proteggere gli ecosistemi per proteggere le persone
Di fronte a una crisi climatica sempre più evidente, proteggere e ripristinare gli ecosistemi significa anche tutelare le persone che da essi dipendono.
Foreste, zone umide, suoli e risorse idriche non sono soltanto patrimonio naturale: sono parte delle condizioni che permettono alle comunità di vivere, adattarsi e costruire il proprio futuro.
Per questo, agire sul clima significa guardare oltre le emissioni e considerare anche ciò che rende una comunità più resiliente: l’accesso alle risorse essenziali, ecosistemi sani e una maggiore capacità di affrontare gli impatti del cambiamento climatico.
Perché proteggere il pianeta e proteggere le persone sono, in fondo, parte della stessa sfida. Scopri come i nostri progetti aiutano a proteggere gli ecosistemi e a rafforzare le comunità più vulnerabili agli effetti del cambiamento climatico.