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"Come faccio a misurare le emissioni Scope 3 della mia azienda?" È la domanda che ci arriva più spesso da chi ha già calcolato Scope 1 e Scope 2 e si rende conto che la parte più consistente delle proprie emissioni si trova altrove: nella catena di fornitura, negli spostamenti dei dipendenti, nell'uso dei prodotti venduti. Lo Scope 3 non è opzionale se vuoi avere un quadro credibile del tuo impatto, ma è anche la categoria più difficile da affrontare senza un metodo chiaro.

In sintesi: misurare lo Scope 3 significa selezionare le categorie materiali tra le 15 previste dal GHG Protocol, raccogliere i dati disponibili per ciascuna (a partire da fatture, note spese e survey interne) e applicare una metodologia di calcolo (spend-based, average-data o supplier-specific) coerente con la qualità del dato che hai a disposizione.

 

Perché lo Scope 3 richiede un approccio diverso da Scope 1 e 2

Scope 1 e Scope 2 riguardano fonti che controlli direttamente o consumi che acquisti: bollette, carburanti, flotta aziendale. I dati, per quanto da raccogliere con attenzione, arrivano da un numero limitato di fonti interne.

Lo Scope 3 è diverso per natura: copre 15 categorie definite dal GHG Protocol, distribuite lungo tutta la catena del valore, a monte (upstream) e a valle (downstream). Per questo motivo, lo Scope 3 rappresenta spesso oltre il 70% delle emissioni totali di un'azienda ed è anche la categoria in cui si concentrano i maggiori errori di calcolo e le maggiori difficoltà nella raccolta dei dati.

Affrontarlo senza una struttura porta quasi sempre a due esiti opposti: calcoli parziali che escludono le categorie più rilevanti, oppure raccolte dati così ampie da risultare ingestibili. Il punto di partenza corretto è la selezione delle categorie materiali, non la raccolta indiscriminata di tutto.

 

Le 15 categorie Scope 3 del GHG Protocol

Il modo più chiaro per capire dove si colloca lo Scope 3 è vedere i tre scope in sequenza sullo stesso diagramma GHG Protocol, a tre colonne: attività a monte, azienda rendicontante, attività a valle.

Fase 1 - Scope 1: le emissioni dirette

Le emissioni di Scope 1 sono quelle generate direttamente dall'azienda attraverso le proprie attività e gli asset che controlla. Nel diagramma del GHG Protocol sono rappresentate nella colonna centrale, che identifica l'organizzazione che misura e rendiconta la propria impronta di carbonio. Rientrano in questa categoria le emissioni prodotte dagli impianti, dagli edifici e dai veicoli aziendali.

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Fase 2 - Scope 2: le emissioni indirette da energia

Le emissioni di Scope 2 sono quelle generate indirettamente dall'energia acquistata e consumata dall'azienda. Nel diagramma del GHG Protocol occupano ancora la colonna centrale, perché derivano dai consumi energetici dell'organizzazione, anche se le emissioni vengono prodotte da soggetti terzi che generano l'energia. Rientrano in questa categoria le emissioni associate all'acquisto di elettricità, vapore, riscaldamento e raffrescamento.

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Fase 3 - Scope 3: le emissioni indirette lungo la catena del valore

Le emissioni di Scope 3 sono tutte le altre emissioni indirette generate lungo la catena del valore dell'azienda. Nel diagramma del GHG Protocol occupano le due colonne esterne, perché derivano da attività svolte da fornitori, partner, clienti e altri soggetti con cui l'organizzazione interagisce.

Comprendono sia le attività a monte (upstream), cioè quelle che avvengono prima delle operazioni dell'azienda, sia le attività a valle (downstream), ovvero quelle che si verificano dopo la vendita di un prodotto o di un servizio.

Per facilitare la rendicontazione, il GHG Protocol suddivide queste emissioni in 15 categorie, suddivise tra attività upstream e downstream.

Attività a monte (upstream)

  1. Beni e servizi acquistati (materie prime, servizi esterni)
  2. Beni capitali (macchinari, impianti, immobili)
  3. Combustibili ed energia non incluse in Scope 1 e 2
  4. Trasporto e distribuzione upstream
  5. Rifiuti generati dalle attività
  6. Viaggi di lavoro
  7. Lavoratori pendolari (spostamenti casa-lavoro)
  8. Beni in affitto (leasing upstream)

Attività a valle (downstream)

  1. Investimenti aziendali
  2. Uso dei prodotti venduti
  3. Trattamento di fine vita dei prodotti venduti
  4. Trasporto e distribuzione downstream
  5. Sedi aziendali e beni in affitto (leasing downstream)
  6. Lavorazione dei prodotti venduti
  7. Franchising

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Non tutte le categorie sono rilevanti per ogni azienda. La loro importanza varia in funzione del settore, del modello di business e della struttura della catena del valore. Ad esempio, per un'azienda manifatturiera le categorie più significative sono spesso Beni e servizi acquistati e Trasporto e distribuzione, mentre per un istituto finanziario il principale contributo alle emissioni deriva generalmente dagli Investimenti.

Per questo motivo, il primo passo consiste nello svolgere uno screening di materialità, stimando anche in modo preliminare il peso emissivo di ciascuna categoria. Questa analisi consente di individuare le fonti di emissione più rilevanti e di concentrare la raccolta dei dati sulle aree che incidono maggiormente sulla carbon footprint aziendale.

Il Carbon Footprint Software mappa automaticamente queste categorie sulle sei aree tematiche Energy, Transport, Water, Waste, Procurement e Other, senza che tu debba gestire manualmente la classificazione GHG Protocol.

 


Le metodologie di calcolo

Uno degli ostacoli più comuni per chi affronta lo Scope 3 per la prima volta è pensare di dover avere dati primari per ogni fornitore, ogni tratta di trasporto, ogni prodotto venduto. In realtà, il GHG Protocol adotta un approccio progressivo e prevede diverse metodologie di calcolo, da utilizzare in funzione della qualità e della disponibilità dei dati.

Cosa si intende con metodo spend-based?

Il metodo spend-based stima le emissioni partendo dalla spesa sostenuta per una determinata categoria di acquisto. L’importo viene moltiplicato per un fattore di emissione economico (es. tCO₂e per euro speso in una categoria merceologica).

Questo è il metodo più rapido per ottenere una prima stima completa, utile a identificare le categorie prioritarie.

Cosa si intende con metodo average-data?

Il metodo average-data utilizza dati fisici di attività, come i chilogrammi di materiale acquistato o i chilometri percorsi, combinati con fattori di emissione medi di settore.

Rispetto al metodo spend-based offre una maggiore precisione, ma richiede la disponibilità di dati operativi più dettagliati.

Cosa si intende con metodo supplier-specific?

Il metodo supplier-specific si basa sui dati forniti direttamente dai fornitori relativi alle emissioni associate ai prodotti o ai servizi acquistati. È il metodo più accurato, ma richiede un livello di collaborazione con la supply chain che si costruisce nel tempo.

Cosa si intende con metodo hybrid?

Il metodo hybrid combina le metodologie precedenti, applicando per ogni categoria o fornitore il livello di dettaglio più appropriato in base ai dati disponibili.

 

Da dove conviene iniziare?

Per la maggior parte delle organizzazioni, soprattutto durante il primo calcolo dello Scope 3, la strategia più efficace consiste nel partire con il metodo spend-based, che stima le emissioni moltiplicando la spesa sostenuta per ciascuna categoria di acquisto per un fattore di emissione economico. Applicando questo approccio a tutte le categorie rilevanti, è possibile ottenere rapidamente una fotografia completa delle emissioni.

Una volta individuate le categorie più impattanti, è possibile sostituire progressivamente le stime iniziali con dati average-data o supplier-specific, concentrando gli sforzi di raccolta dati dove producono il maggiore beneficio in termini di accuratezza del calcolo.

Indipendentemente dal punto di partenza, il Carbon Footprint Software di Green Future Project copre tutte e quattro le metodologie all'interno dello stesso strumento, permettendoti di iniziare con i dati che hai già a disposizione e di affinare il calcolo negli anni successivi senza dover cambiare sistema.

 

 

I passaggi per misurare la carbon footprint Scope 3

Misurare le emissioni di Scope 3 richiede un approccio strutturato. Nella maggior parte dei casi, il processo può essere suddiviso in cinque fasi.

  1. Screening di materialità: stimare, per ciascuna delle 15 categorie, l'ordine di grandezza dell'impatto e individuare quali sono davvero rilevanti per il tuo settore e il tuo modello di business.
  2. Raccolta dati per categoria: raccogliere i dati disponibili per le categorie individuate come prioritarie. Le fonti possono includere fatture fornitori per gli acquisti, note spese e biglietti per i viaggi di lavoro, questionari ai dipendenti per gli spostamenti casa-lavoro e dati logistici per il trasporto delle merci.
  3. Scelta della metodologia per categoria: applicare, per ciascuna categoria, la metodologia più adatta in funzione dei dati disponibili, combinando quando necessario approcci spend-based, average-data e supplier-specific.
  4. Calcolo e organizzazione dei risultati: aggregare i risultati per categoria e confrontarli con Scope 1 e 2, così da comprendere il contributo dello Scope 3 alla carbon footprint complessiva e individuare le principali fonti emissive.
  5. Definizione delle priorità e dei target: individuare le categorie e i fornitori a maggiore impatto emissivo, su cui costruire piani di riduzione e pianificare azioni di decarbonizzazione.

La sezione Procurement del Carbon Footprint Software di Green Future Project è pensata proprio per la categoria upstream più critica per la maggior parte delle aziende: raccoglie i dati sugli acquisti di materie prime, servizi e beni, e li organizza per fornitore, categoria merceologica e tipologia di acquisto, mostrando i top emettitori (top 80%, 50%, 20%) per individuare subito dove intervenire in modo prioritario.

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Gli errori più comuni nel calcolo dello Scope 3

  • Escludere le categorie più complesse da misurare, anche quando risultano rilevanti dallo screening di materialità iniziale.
  • Aspettare di avere dati primari perfetti prima di calcolare, rimandando il primo inventario di anno in anno. È preferibile partire con stime affidabili e migliorare progressivamente la qualità dei dati.
  • Non tracciare la metodologia usata per ciascun dato, rendendo impossibile confrontare gli anni successivi o migliorare progressivamente la qualità del dato.
  • Concentrarsi solo su energia e trasporti, trascurando procurement e utilizzo/fine vita dei prodotti, che per molti settori pesano di più.
  • Trattare lo Scope 3 come un esercizio annuale isolato, senza integrarlo nella definizione di target di riduzione lungo la catena di fornitura.

 

FAQ

Lo Scope 3 è obbligatorio per la rendicontazione CSRD?

Gli standard ESRS richiedono la rendicontazione delle emissioni Scope 3 quando risultano materiali secondo l'analisi di doppia materialità, che per la maggior parte delle aziende con una catena di fornitura significativa è quasi sempre il caso. Non è quindi un dato accessorio, ma parte integrante del bilancio di sostenibilità.

Da dove iniziare se non ho dati dai fornitori?

Dal metodo spend-based: usando la spesa per categoria di acquisto è possibile ottenere una prima stima completa di tutte le categorie Scope 3 senza dipendere dalla disponibilità di dati primari dei fornitori. È il punto di partenza corretto, da affinare negli anni successivi.

Quali categorie di Scope 3 sono più rilevanti per la mia azienda?

Dipende dal settore. Per la maggior parte delle aziende manifatturiere e di servizi, Beni e servizi acquistati e Trasporto e distribuzione sono le categorie a maggiore impatto. Lo screening di materialità iniziale serve esattamente a rispondere a questa domanda con dati specifici, non con assunzioni generiche.

Il software di Green Future Project calcola anche lo Scope 3?

Sì. Il Carbon Footprint Software organizza i dati di attività in sei aree tematiche - Energy, Transport, Water, Waste, Procurement e Other - che si mappano automaticamente su Scope 1, 2 e 3 del GHG Protocol, con un modulo Procurement dedicato all'analisi delle emissioni da acquisti per fornitore e categoria merceologica.

Quanto tempo richiede il primo calcolo dello Scope 3?

Dipende dalla disponibilità dei dati e dal numero di categorie materiali identificate, ma un primo inventario basato su metodo spend-based può essere completato in poche settimane. L'affinamento progressivo verso dati average-data o supplier-specific è un percorso che si costruisce negli anni successivi.

 

Vuoi misurare le emissioni Scope 3 della tua azienda?

Il Carbon Footprint Software di Green Future Project è accessibile dalla Suite ESG, insieme agli altri moduli di rendicontazione di sostenibilità: Utilities Optimisation Software, ESG Supply Chain Analytics, Climate Action Dashboard e Sustainability Reporting Software.