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title: "CBAM 2026: il procurement nella nuova frontiera del commercio UE"
description: che cos'è il CBAM, scopri come nel 2026 cambia la logica del procurement, imponendo il pagamento per le emissioni di CO2 incorporate nelle merci importate nell'UE
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# [CBAM 2026: il procurement nella nuova frontiera del commercio UE](https://page.greenfutureproject.com/it/making-impact-possible-a-green-future-project-blog/cbam)

 Scritto da [Green Future Project](https://page.greenfutureproject.com/it/making-impact-possible-a-green-future-project-blog/author/green-future-project) | 20 feb 2026, 08:05:46

Il tempo delle simulazioni è ormai terminato. Per quasi due anni, il **Meccanismo di Adeguamento del Carbonio alle Frontiere (CBAM)** è stato trattato da molti come un esercizio burocratico di "compilazione".

Ma il **1° gennaio 2026** segnerà uno spartiacque decisivo: si passa dalla sola rendicontazione al **pagamento effettivo**. Non siamo di fronte a un semplice dazio doganale, ma a un cambiamento strutturale delle catene del valore globali.

 

# **Oltre il dazio: Il nuovo arbitro del mercato UE**

## **CBAM: Cos’è e come funziona**

Il **CBAM – Carbon Border Adjustment Mechanism** è un tributo ambientale introdotto dal Regolamento (UE) 956/2023 con un obiettivo chirurgico: evitare che gli sforzi di riduzione delle emissioni di gas serra in ambito europeo vengano vanificati importando merci da paesi con politiche climatiche meno rigide.

Il fenomeno del **carbon leakage** aumenta le emissioni in paesi extra-UE per effetto del trasferimento della produzione in paesi con politiche più permissive, generando una perdita di competitività delle industrie locali e una riduzione degli effetti delle politiche di decarbonizzazione. In scenari simili uno strumento come il CBAM permette di compensare il vantaggio economico di chi produce in modo meno sostenibile all'estero.

 

# **Il perimetro del regolamento CBAM**

Se inizialmente il CBAM sembrava confinato ai giganti come acciaio e cemento, oggi la prospettiva è radicalmente cambiata. La normativa **ora comprende 180 prodotti** a valle non solo contenenti acciaio e cemento, ma anche ghisa, ferro, alluminio, fino ad arrivare ad alcune sostanze chimiche, concimi e l’energia elettrica.

Parliamo di merci che, pur rappresentando il 15% del volume fisico delle merci CBAM, pesano per il **53% in termini di valore**. Entro il 2030, si stima che questi prodotti genereranno il 20-25% delle entrate totali del CBAM.

## **Cosa significa per il procurement?**

Immaginate di essere il responsabile acquisti (il *procurement*) di un'azienda che importa elettrodomestici. Fino a ieri, il vostro lavoro si riassumeva in una domanda: *"Chi mi fa il prezzo più basso?"*. Dal 2026, questa domanda potrebbe nascondere insidie.

Prendiamo un caso pratico. Agli occhi della dogana europea, una lavatrice importata dalla Cina o dall'India non è un elettrodomestico che lava i panni. È un assemblaggio di materiali. Nello specifico, è composta per il **60% da acciaio** e per il **5% da alluminio**. Il CBAM non tassa la manodopera o la plastica dei pulsanti, ma colpisce duramente quel metallo. Se l'acciaio della carcassa è stato prodotto in un altoforno a carbone inquinante, quella lavatrice ha uno "zaino invisibile" di CO2 che dovrete pagare alla frontiera.

Non tutto ciò che attraversa la frontiera è soggetto al tributo. Esistono tre "scialuppe di salvataggio" normative:

- **Geografia:** sono esentate le merci originarie da alcuni paesi terzi e di territori puntualmente elencati dalla normativa - come Norvegia, Islanda, Svizzera.

- **Destinazione d'uso:** Esclusione totale per le merci destinate ad attività militari.
- **Soglia *de minimis:*** ad esclusione di energia elettrica e idrogeno, quando la massa netta delle merci importate nell’anno non supera le **50 tonnellate di massa netta totale** per importatore e anno di riferimento.

 

# **Cosa cambia operativamente dal 2026**

**1. L’obbligo di autorizzazione:** L’importazione di merci CBAM nel territorio doganale UE è consentita unicamente ai “dichiaranti CBAM autorizzati”.Le aziende devono presentare domanda di autorizzazione tramite il **CBAM Registry** prima di iniziare le importazioni nel 2026.

- **Scadenza critica:** Chi presenta la domanda entro il **31 marzo 2026** può continuare a importare provvisoriamente fino a quando non viene presa una decisione sull'autorizzazione.

**2. L'obbligo finanziario**. Le aziende dovranno acquistare e restituire i "certificati CBAM" per coprire le emissioni incorporate nelle merci importate. I certificati CBAM saranno venduti tramite una piattaforma centrale comune. Il prezzo sarà calcolato settimanalmente (o trimestralmente per il 2026) in base alla media delle aste EU ETS.

- **Restituzione:** Entro il **30 settembre** di ogni anno (a partire dal 2027 per le importazioni del 2026), l'azienda deve restituire un numero di certificati corrispondente alle emissioni verificate.

 

## **Quantificare le emissioni con precisione per evitare tasse punitive**

La partita si gioca su uno snodo cruciale: **il calcolo delle emissioni.**

- **Cosa misurare**: il calcolo delle emissioni deve tenere conto di quelle dirette ([Scopo 1](https://page.greenfutureproject.com/it/making-impact-possible-a-green-future-project-blog/cambiamenti-climatici-ridurre-emissioni-impatto-gas-serra?utm_source=organic+social&utm_medium=LI+NL&utm_campaign=hyperlink1)), indirette ([Scopo 2](https://page.greenfutureproject.com/it/making-impact-possible-a-green-future-project-blog/cambiamenti-climatici-ridurre-emissioni-impatto-gas-serra?utm_source=organic+social&utm_medium=LI+NL&utm_campaign=hyperlink2)) e quelle cd. precursori proprie di specifici imput di produzione.
- **Quanto misurare**: bisogna tenere bene a mente la soglia unica e le esenzioni.
- **Quando misurare**: il periodo standard di riferimento per la dichiarazione è l’anno solare in cui i beni sono stati prodotti.

Il principio cardine del regime definitivo è: **"Più il dato è specifico, meno si paga"**. Durante la fase transitoria erano accettabili stime o valori predefiniti; dal 2026, l'uso di "stime approssimative" non sarà più consentito. Le aziende devono utilizzare il **metodo del valore effettivo**, basato su dati primari specifici dell'installazione di produzione. Per le merci complesse (es. prodotti in acciaio), il calcolo segue un approccio a "matrioska". Bisogna ottenere i dati reali delle emissioni non solo per il prodotto finale, ma anche per tutti i materiali in entrata (**precursori**).

Le emissioni dovranno essere poi verificate da un verificatore accreditato, che, a seguito di verifiche in loco, conferma la correttezza della dichiarazione e la conformità alle norme di calcolo.

 

# **Come il CO2 ridisegna i margini delle aziende**

Il CBAM sposta la competizione dal solo prezzo di acquistoal"prezzo + intensità di carbonio". L’impatto è a monte, non a valle: **il costo del carbonio non si applica al processo di assemblaggio o lavorazione, ma alle** **emissioni incorporate nelle materie prime utilizzate**.

Essere sprovvisti di sistemi capaci di fornire dati reali verificati, comporta l’obbligo di utilizzo dei valori predefiniti della Commissione europea, che includono una maggiorazione (markup) punitiva, aumentando drasticamente i costi.

È la “**trappola dei precursori**”: la ricerca di vantaggi acquistando componenti “low cost” da fornitori extra-UE incapaci di fornire dati verificati sulle materie prime è vanificata dall’applicazione dei markup, che fanno esplodere l’onere alla dogana azzerando il margine di profitto della commessa.

Un prodotto finito importato che costa il 5% in meno (prezzo FOB) ma privo di dati certificati sulle emissioni (costringendo all'uso dei valori di default), risulterà alla fine più costoso di un’alternativa dotata di tracciabilità del carbonio trasparente e bassa (dati reali).

Difendere il margine non significa più cercare il listino prezzi più basso, ma **selezionare fornitori capaci di garantire la tracciabilità e basse emissioni**, e di conseguenza riducendo i costi di conformità. La gestione dei dati è diventata un asset finanziario critico.

 

# **La roadmap di un procurement resiliente**

Per proteggere il business, la checklist per il management è chiara:

1. **Mappare la catena di fornitura:** Definire i confini del sistema e le unità funzionali per ogni prodotto importato.
2. **Coinvolgere i fornitori ora:** Richiedere i dati reali sulle emissioni. Se i fornitori non misurano le emissioni, devono iniziare a farlo immediatamente per evitare l'uso di valori predefiniti costosi.
3. **Progettare un piano di monitoraggio:** Documentare la metodologia di raccolta dati internamente e presso i fornitori.
4. **Verificare i contratti energetici:** Se si importano prodotti ad alta intensità elettrica, verificare se i contratti di fornitura (PPA) soddisfano i rigidi criteri UE per essere considerati a basse emissioni.
5. **Pianificare il flusso di cassa:** Stimare il costo dei certificati CBAM basandosi sulle emissioni reali e sulle previsioni di prezzo del carbonio, tenendo conto che la mancata restituzione comporta sanzioni severe (identiche a quelle dell'ETS più l'obbligo di pagamento).

La conformità al CBAM 2026 è una sfida di **sostenibilità strategica**. Affidarsi ai valori predefiniti significa accettare una perdita di marginalità programmata o, nel caso dei prodotti a valle, rinunciare a dimostrare la propria superiorità tecnologica e ambientale. Navigare la complessità del Regolamento CBAM richiede competenza tecnica e visione d’insieme.

**La vostra filiera extra-UE è pronta a fornire dati verificabili o preferite pagare il prezzo dell’incertezza?** [Green Future Project](https://greenfutureproject.com/it?utm_source=organic+social&utm_medium=LI+NL&utm_campaign=hyperlink3) accompagna la tua azienda verso la piena conformità al CBAM: misurazione delle emissioni, monitoraggio strutturato, strategia di riduzione e supporto completo nelle dichiarazioni.

 

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